
Il termine “piorrea” non fa parte del gergo tecnico scientifico odierno, nonostante venga spesso usato nel linguaggio parlato per indicare la perdita di sangue e pus dalle gengive. In realtà questo particolare fenomeno è soltanto uno dei sintomi di una malattia molto più grave, responsabile se non curata adeguatamente della perdita dei denti o di parti intere di gengiva:
la parodontite.
Si tratta di una sorta di infiammazione del paradonto, come si evince dall’etimologia della parola stessa. Per paradonto si intendono quella serie di elementi biologici che permettono al dente di fissarsi all’osso mascellare inferiore o superiore, ed è formato dall’osso alveolare, a sua volta suddiviso in alveoli dentari, sorta di vuoti nel mascellare in cui si inseriscono e si sviluppano le radici dei denti. Tra radici ed osso alveolare si interpone il legamento parodontale, un tessuto connettivo molle e fibroso che, grazie alla sua elasticità, distribuisce in maniera uniforme e corretta le forze masticatorie sulla superficie ossea. Infine ci sono il cemento radicolare e la gengiva.
Tutti questi elementi concorrono a “saldare” il dente all’osso e a conservare l’integrità e la funzionalità dei tessuti coinvolti nell’atto della masticazione.
La parodontite è una malattia ad eziologia batterica e patogenesi infiammatoria, ovvero
è causata da azione batterica e si sviluppa come un infiammazione. I batteri della placca producono delle tossine che vanno a depositarsi sull’epitelio giunzionale (il “sigillo” tra dente e gengiva). La loro azione infiammatoria tende a distaccare l’epitelio, formando le tasche paradontali o sacche gengivali, luoghi ideali per l’annidamento batterico poiché impossibili da raggiungere con un normale spazzolino.
A questo punto le tossine intaccano i tessuti sempre più in profondità e in totale libertà di azione.
La placca, che diventa tartaro, produce germi molto aggressivi, gli anaerobi, capaci di vivere e riprodursi in ambienti privi di ossigeno. A questo stadio della malattia risulta già difficile una soddisfacente detersione delle sacche gengivali, se non tramite gli strumenti tecnici e l’esperienza dei professionisti del settore, i paradontologi.
Il cronicizzarsi della malattia porta alla caduta dei denti a causa della distruzione dell’osso che li sostiene. In questi casi si parla di parodontite espulsiva. Inoltre, in base alla percentuale di tessuti danneggiati, si fa distinzione tra
parodontite localizzata e generalizzata.
La prima si ha
quando la parte malata interessa una area inferiore al 30% della bocca. Superato il 30% si entra nella sfera della seconda.
Gli esperti riconoscono tre diverse manifestazioni della malattia, in base ai danni e alla rapidità di aggressione:
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la parodontite cronica è caratterizzata dall’infiammazione gengivale, dal sanguinamento al tatto, dalla perdita di attacco con conseguente movimento del dente (incapace quindi di assolvere alla sua normale funzione masticatoria), dalla creazione di sacche gengivali e dall’apparente allungamento della superficie dentaria, in realtà conseguenza della riduzione dell’osso alveolare. Solitamente si manifesta come una semplice gengivite fin dall’età adolescenziale, per provocare danni seri in età matura se non riconosciuta e curata in modo adeguato;
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la parodontite aggressiva è una forma rara della malattia, ma molto grave a causa della rapidità di espansione e sviluppo. Si manifesta in modo localizzato durante l’età puberale, ma raggiunge il suo apice in modo generalizzato negli adulti. L’insorgere di questa forma richiede solitamente una predisposizione genetica;
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la parodontite ulcero- necrotica è legata al contagio con le malattie sistemiche, ed è caratterizzata dall’ulcerazione e dalla necrosi gengivale. Le lesioni si acutizzano e si sviluppano velocemente, portando a sanguinamento anche spontaneo, forti dolori, infiammazione linfonodale e febbre.
Gli approcci curativi a questa malattia possono essere di tipo chirurgico, mirati alla pulizia profonda dei tessuti contagiati e allo spurgo completo delle sacche gengivali, o farmacologico, soprattutto attraverso l’assunzione di alcuni antibiotici. Naturalmente
la prevenzione risulta essere l’arma migliore contro l’insorgere della malattia: una corretta e puntuale pulizia dei denti, l’uso di colluttori e filo interdentale, la limitazione nell’assunzione di sostanze come fumo ed alcool, sono fattori importanti che possono davvero limitare il rischio di contagio.
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